Il modello della GESTALT
Nel panorama degli attuali orientamenti in psicoterapia, l’approccio della Gestalt Therapy rappresenta un indirizzo che si è consolidato progressivamente negli ultimi decenni sino a divenire uno dei modelli di intervento statisticamente più diffusi sul territorio nazionale. La concezione gestaltica dello sviluppo e del benessere psicofisico individuale, infatti, fonda la “diagnosi” sulle possibilità intrapsichiche e relazionali perdute dalla persona che ha cristallizzato il suo agire in comportamenti ripetitivi, inadeguati al contesto attuale, e quindi al benessere personale, e fonda l’intervento psicologico sul sostegno alle cosiddette “parti sane”, alle risorse che, se pur in quantità limitata, ogni individuo possiede in sé e può recuperare dall’ambiente. In questa concezione, quindi, la psicoterapia diviene uno degli strumenti, in alcuni casi l’unico possibile, per riattivare e ampliare il processo di evoluzione personale.
Teorie e filosofie di riferimento nella Psicoterapia della Gestalt
Il modello di intervento psicoterapeutico nell’approccio gestaltico in realtà non deriva direttamente dal suo back-ground teorico, ma si è evoluto da una altra prassi, la Psicanalisi, man mano che a questa venivano meno alcuni capisaldi teorici. La Psicoterapia della Gestalt può considerarsi un’evoluzione della psicoanalisi una volta tolto il supporto epistemologico del modello fiscalista ottocentesco, supporto che Perls ricostituisce attraverso la Psicologia della Gestalt, l’Esistenzialismo e la Fenomenologia. Se consideriamo elementi centrali della prassi freudiana, l’interpretazione dei sogni e l’elaborazione del transfert e della coazione a ripetere, vediamo che ugualmente nella Psicoterapia della Gestalt si procede elaborando i sogni, il rapporto tra il paziente e il terapeuta e i comportamenti ripetitivi. In P.d.G cambia però radicalmente il metodo di intervento perché cambia il senso di questi fenomeni: il transfert nella P.d.G è visto come assenza di contatto piuttosto che proiezione; i comportamenti che si ripetono invece che meccanismi miranti solo al controllo dell’ansia diventano anche tentativi di chiudere una situazione rimasta incompiuta (unfinished business) per un motivo o per l’altro; l’elaborazione del sogno viene considerata un’occasione per sperimentare altre parti di sè piuttosto che l’emergere del rimosso.
Gli studi di Perls prendono l’avvio da un’ottica basata su alcuni principi fondamentali derivati dagli Psicologi della Gestalt. Partendo dai dati sensoriali, gli Psicologi della Gestalt sottolineano come la percezione quindi risulta organizzata ed i dati preferenzialmente assumibili sarebbero quelli richiesti per il completamento di una Gestalt, vale a dire di un insieme che ha una determinata funzione. Questa modalità organizzativa è anche un bisogno dell’organismo, ed è con questo bisogno che Perls spiega le cosiddette fissazioni nevrotiche, che nel suo pensiero risultano Gestalt incompiute che riemergono continuamente nell’aspettativa di raggiungere una conclusione: “la qualità più importante di una Gestalt è la sua dinamica, la necessità imperiosa che una Gestalt possiede che la porta a chiudersi e a completarsi. Tutti i giorni sperimentiamo questa dinamica. A volte il miglior nome che si può dare a una Gestalt incompleta è di chiamarla situazione inconclusa (unfinished business)”.
L’idea di campo percettivo organizzato nella relazione figura-sfondo, viene elaborata da Perls, partendo dall’intuizione di un altro psicologo gestaltista, Edgar Rubin: per valutare qualcosa (persona, oggetto, esperienza o anche astrazione che sia) è necessario riferirlo ad un contesto. Per l’organismo percipiente i contesti sono due: quello esterno, in cui l’oggetto percepito si colloca, e quello interno, costituito dalle esigenze mutevoli dell’organismo stesso.
In parallelo alle scoperte della fisica, Kurt Lewin ha elaborato, già nel 1936, la “Teoria del Campo” secondo la quale il comportamento di un organismo non è comprensibile se non considerando le influenze che esercita su di lui l’ambiente. Basandosi su questa riflessione, Perls si allontana progressivamente dalla modalità tipica dell’approccio psicoanalitico del tempo che prende in considerazione l’essere umano in quanto realtà individuale isolandola dal contesto, e si muove verso una visione che coglie l’interdipendenza di ogni comportamento e di ogni relazione umana; Perls sottolinea così l’impossibilità di attribuire significati estrapolando il fenomeno dal suo contesto. Data questa concezione, la teoria della tecnica psicoterapeutica, rispetto alla psicanalisi, subisce profonde mutazioni che si esprimono fondamentalmente attraverso diverse modalità di impostazione e di gestione della relazione terapeutica. Nella Psicoterapia della Gestalt, infatti, il terapeuta esce d’ufficio dalla posizione di neutralità e diventa ineluttabilmente parte in causa del processo terapeutico.
Da Kurt Goldstein Perls deriva poi il concetto di “funzione di autorealizzazione” in base alla quale gli organismi tenderebbero a crescere di dimensione e influenza sull’ambiente e ad organizzarsi di conseguenza sul piano energetico. Questo concetto richiama la teoria della territorialità formulata nell’etologia da K. Lorenz secondo la quale alcune specie animali ereditano geneticamente la tendenza istintiva a conquistare un territorio sempre più vasto, cosa che evidentemente permette maggiori probabilità di sopravvivenza all’individuo e alla specie. All’interno del modello gestaltico, Perls pone la “funzione di autorealizzazione” in polarità con la funzione di sopravvivenza: crescere ed espandersi oltre i limiti dell’abituale è allo stesso tempo un rischio per la sopravvivenza, un comportamento conservatore è certamente più funzionale ad essa ma è anche un bisogno ineluttabile data la spinta evolutiva innata negli individui.
Altra componente del back-ground gestaltico è l’Esistenzialismo, un taglio filosofico che ribalta l’ottica delle ontologie classiche dell’Idealismo e del Materialismo. Infatti, il fuoco si sposta dall’oggetto osservato all’attenzione del soggetto osservante, il pensiero soggettivo, l’avventura del singolo pensatore si sostituisce all’indagine oggettiva dell’Assoluto (Kirkegaard). In un’ottica esistenzialista la volontà è il limite estremo dell’indagine oltre il quale questa non è più lecita (Shopenhauer). Questa visione si adatta particolarmente bene a Perls e questa posizione diventa la colonna portante della Psicoterapia della Gestalt. Al contrario la concezione del dolore come verità assoluta che, in forme diverse, si ripropone da Shopenauer, Kirkegaard, Heidegger a Sartre è un’ombra alla quale Perls si ribella, sottolineandone il valore biologico piuttosto che culturale. L’uomo è visto come parte della natura, è un avvenimento biologico, la società stessa fa parte della natura. L’azione deliberata, l’autocontrollo, la coscienza, sono di conseguenza funzioni sociali biologiche. La reintegrazione può avere successo solo se tutta l’attività umana, sia quella deliberata che quella spontanea, i sentimenti come i pensieri, sono considerati e trattati come processi biologici. Il dolore quindi, altro non può essere considerato che un campanello d’allarme, che avverte l’organismo della necessità di intervenire sulla situazione in atto. Qui Perls si differenzia esplicitamente dagli esistenzialisti e afferma “la Terapia della Gestalt si sostiene sui suoi propri fondamenti, perché i suoi fondamenti (il riemergere delle necessità) rappresentano un bisogno biologico primario”. Per evitare il rischio di un irrigidimento biologista, dove il comportamento diventerebbe prevedibile ed interpretabile, per esempio, attraverso una teoria delle pulsioni come quella freudiana, Perls osserva: “lasciando da parte la teoria delle pulsioni, se si considera l’organismo semplicemente come un sistema in equilibrio che deve funzionare adeguatamente dal punto di vista della sopravvivenza, (è chiaro che) la situazione più urgente è quella che assume la funzione di controllo, di organizzazione del comportamento”. La concezione di Perls, analogamente a quella di Wittgenstein, lascia alla persona un margine di scelta e quindi di libertà che permette di vedere l’essere umano impegnato nella gestione della propria quotidianità come fatto centrale della sua esistenza, dove la creatività gioca evidentemente un ruolo della massima importanza. Scelta e creatività hanno possibilità di esistenza solo nel qui ed ora (li e allora), cioè in un momento determinato nel tempo e nello spazio dove esistono determinati oggetti, determinate situazioni e determinate emozioni. È questa la centralità del qui ed ora nella Psicoterapia della Gestalt: non esiste alcuna possibilità di prendere decisioni al di fuori di un contesto reale o immaginario che sia.
Come la prassi psicanalitica si trasforma man mano che Perls ne sostituisce i pilastri teorici, anche l’Esistenzialismo, inserito nel contesto della teoria gestaltica, cambia faccia e diventa un Esistenzialismo, per così dire, positivo caratterizzato dalla tendenza a mettere in luce gli spazi di libertà che si aprono nella vita umana attraverso la responsabilità e la creatività.
Esprimersi è il mezzo e lo scopo della Psicoterapia della Gestalt: l’espressione modifica il mondo senza l’insensatezza dell’agire istintivo e grezzo, dando spazio in questo modo sia alla pienezza della vita sensoriale che alla radicale libertà della coscienza. Per Heidegger, strumento per eccellenza della manifestazione è il linguaggio, come fenomeno e con le sue leggi. Il rispetto heideggeriano per il fenomeno si incontra direttamente con la passione di Perls per il teatro, in cui il fenomeno, cioè l’espressione, non solo è tutto, ma è anche fruibile in quanto tale (spettacolo piacevole) e si presenta congiunta a una griglia di giudizio sul piano esperenziale (spettacolo più o meno piacevole). Questo permette di spostare il criterio di giudizio dall’azione all’espressione che ha uno spazio di manovra interazionale di gran lunga superiore all’azione. L’espressione è in realtà di capitale importanza in psicoterapia: già a Freud era nota la possibilità di distinguere l’agire dal parlare, e l’acting out è appunto il proibito per eccellenza nella prassi psicanalitica. In effetti, il setting psicoterapeutico non è certo il luogo dove si possa agire, qualunque sia il modello teorico di riferimento, come una palestra non è il luogo dove si possano fare dei combattimenti reali: quando l’agire è liberamente al servizio della soddisfazione delle pulsioni, i più forti impediscono agli altri qualsiasi sviluppo. L’espressione invece permette alla persona di acuire non solo la consapevolezza del proprio mondo interiore, ma anche quello di esterno dove l’espressione si situa e nel quale la rappresenta: l’espressione per assolvere la sua funzione di rappresentanza deve essere efficiente e come tale, partecipa della natura dell’azione.
Anche in Merleau Ponty Esistenzialismo e Fenomenologia convergono nella valutazione della percezione come fatto primario, luogo dove mondo interno e mondo esterno si incontrano. Il suo pensiero mette a fuoco il processo del percepire come evento basilare che ha sede nel corpo, ed il corpo come luogo dell’esperienza, per eccellenza: il vissuto fisico rappresenta il clou del senso della realtà. Merleau Ponty è considerato a buon diritto uno dei pilastri teorici della Gestalt. Da qui alle tesi reichiane il passo è breve. Perls deve appunto a Reich la teoria del corpo come sede dei conflitti psichici. Quando si parla di approccio fenomenologico nella Psicoterapia della Gestalt si intende quindi una fenomenologia nel senso di Heidegger e di Merleau Ponty piuttosto che di Husserl: si intende cioè un rispetto del fenomeno come avente intrinsecamente valore e anche un’attenzione ai particolari dei fenomeni stessi (atteggiamento fisico, tono della voce, ecc. nel caso di una persona che sta parlando) nella doppia direzione del significato (qualunque particolare ha un suo significato) e della fruibilità del loro manifestarsi come esperienza, direzione questa che da senso all’espressione “qualità della vita”.
Elaborazione successive che supportano l’approccio gestaltico
Il passaggio dai vecchi sistemi filosofici che si confrontano con l’assoluto ai più nuovi approcci relativisti, comporta ovviamente la relativizzazione degli indici di confronto (vero-falso) che non per questo perdono comunque di funzionalità: se il dolore non è più una verità assoluta resta pur sempre possibile per la persona rendersi conto se sente male o no, se una certa cosa gli piace o no, se desidera qualcosa o no. Una verità relazionale è molto più complessa da appurare e richiede specifici parametri: il Costruttivismo di Maturana e Varela, gli studi sulla comunicazione di Wittgenstein e il dualismo interazionista di Popper sono di grande aiuto in questa nuova dimensione.
Uno nuovo sviluppo dell’ottica fenomenologica applicata alle scienze naturali è il cosiddetto Costruttivismo. Dall’idea kantiana dell’inconoscibilità della “realtà in sé” e passando per il rendere dignità al fenomeno, il Costruttivismo fa un passo in avanti mostrando come la ricerca della “realtà in sé” sia un falso problema e la conoscenza sia semplicemente uno strumento capace di ottenere effetti sull’ambiente.
Varela e Maturana propongono una visione scientifica dei processi conoscitivi, invitando all’abbandono di metafore romantiche come quella che l’organismo si faccia una mappa interna del mondo e attraverso quella lo “conosca”: conoscere è in quella epistemologia un meccanismo che gli organismi usano per rimanere aperti al mondo esterno senza perdere la loro identità organizzativa, senza decadere cioè dalla classe di organizzazione cui appartengono e in funzione della quale sono omeostatici. Questo concetto viene definito “autopoiesi”. Nella Psicoterapia della Gestalt questo punto di vista supporta evidentemente l’uso di riconoscere il back-ground della persona dai suoi bisogni (per appartenere alla classe degli esseri umani deve senz’altro averli), lasciando invece totalmente aperte le modalità di soddisfacimento e permettendo in questo modo una funzione ufficiale alla creatività: se il modo di soddisfazione non è un sentiero obbligato (si tratta infatti di cambiare strada di fronte all’impossibilità) e dato che, d’altra parte, le alternative sono innumerevoli è chiaro che in un modo o in un altro una persona può riuscire a soddisfarsi.
Una voce fondamentale nella demitizzazione delle comunicazioni umane è certamente Wittgenstein con la sua affermazione che il significato di una frase esiste solo nella misura in cui la sua struttura logica viene rispettata: la logica, che è il nume tutelare delle comunicazioni, si chiama infatti con il suo nome completo “logica formale” volendo significare con questo che il suo funzionamento dipende dalla correttezza della forma con cui la preposizione logica si esprime. È la mancanza di rispetto per la struttura della lingua che produce situazioni di incomunicabilità e non il fatto che ognuno ha la propria esperienza che non può mai arrivare all’altro nella sua specificità. Nessuno infatti necessita, per sentirsi compreso, che l’altro viva esattamente la sua esperienza: il bisogno di comprensione si limita in realtà al fatto che l’alto la percepisca empaticamente e sia in grado, quindi, di adottare comportamenti complementari (sofferenza-consolazione, paura-rassicurazione, entusiasmo-approvazione, ecc.). L’alterazione manipolante delle strutture linguistiche che sia fatta in maniera consapevole oppure inconsapevole, ha semplicemente la funzione di confondere l’esperienza e negare i bisogni dell’interlocutore: il rispetto della struttura delle comunicazioni è in realtà un lavoro, una azione deliberata e intenzionale che implica il superamento di difficoltà a volte molto grandi e che richiede oltretutto un vero e proprio rigore morale. Nella pratica della Psicoterapia della Gestalt questo significa avere un modello di correttezze a cui riferire l’azione del paziente (la sua comunicazione), trovando porte di accesso a quelle parti dell’esperienza che sono fuori contatto e, allo stesso tempo, avendo a disposizione gli strumenti per raggiungerle: la persona cui venga richiesto di rendere corretta la propria comunicazione di solito non può evitare di rendersi conto di qualcosa di nuovo riguardo a se stessa.
Ulteriore supporto all’approccio gestaltico deriva dal dualismo interazionista di Karl Popper. Né “L’Io e il suo cervello” l’autore citando Kant affascinato dall’universo e dalle necessità morali dell’uomo afferma che gli esseri umani non sono macchine, dato che sono insostituibili: “ogni qualvolta muore un uomo, è un universo intero ad andare distrutto”. La tesi di Popper è che si può dimostrare questa affermazione a partire dal Materialismo stesso. Il Materialismo cioè ha in sé impliciti gli elementi che permettono di trascenderlo. Nell’ambito della dottrina materialistica la teoria generalmente accreditata riguardo al problema della mente è il cosiddetto parallelismo: i fenomeni psichici cioè, si ritiene avvengano in parallelo a quelli neurologici. A questa visione Popper oppone quello che si chiama “dualismo interazionista”: i fenomeni psichici sono sì “appoggiati” al sostrato neurologico ma con un grado di indipendenza tale da permettere una interazione con questi. Adottando il punto di vista di Popper, possiamo immaginare come questa pura relativa indipendenza, permetta di indirizzare le proprie scelte fuori dai binari organici, in modo che la vita della persona non si risolva esclusivamente nella reazione alle pressioni ambientali ma abbia la possibilità di orientarsi in funzione di bisogni etici/estetici e di utilizzare le capacità creative per risolvere i problemi “impossibili” che le varie e conflittuali istanze psichiche comportano. Popper dimostra inoltre come il determinismo debba cedere le armi di fronte alla creatività, la quale cambiando imprevedibilmente le premesse, rende del tutto imprevedibili gli sviluppi futuri di qualsiasi situazione. Il supporto che il dualismo interazionista dà alla Psicoterapia è evidente: intanto sottolineando l’indipendenza di processi psichici e la loro possibilità di interagire con i processi organici, dà la misura dell’importanza della consapevolezza come spazio di manovra in cui compare la possibilità di indirizzare in una direzione o un’altra la propria vita. Soprattutto, considerando il futuro imprevedibile per via della creatività questa teoria permette di porsi di fronte ai temi esistenziali senza la pregiudiziale di una prognosi negativa che in campo psichico è solo un atteggiamento pessimista con conseguenze di solito nefaste sulla terapia. La creatività è in definitiva lo strumento fondamentale di un Esistenzialismo positivo: se di fronte alla vita l’essere umano non è onnipotente, in realtà non è neanche impotente e, anche se con sforzo, difficoltà e limitazioni può esercitare un’opera di trasformazione del mondo che rende la vita un’avventura che non si ferma mai e che in nessun modo può essere ritenuta banale.

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2012 SONO APERTE LE ISCRIZIONI AL GESTALT COUNSELLING TRAINING
Formazione triennale alla relazione d'aiuto
Il Counselling, nella sua essenza, potrebbe essere tradotto come “L’arte di aiutare”. Consiste, in una serie di conoscenze, di abilità e di atteggiamenti finalizzati ad aiutare gli altri nel gestire le situazioni problematiche. E’ un processo relazionale tra il Counsellor e uno o più Clienti (singoli individui, famiglie, gruppi o istituzioni) con l’obiettivo di fornire ad essi oppurtinità e sostegno affinchè sviluppino le loro risorse e affinchè promuovano il proprio benessere come individui e come membri della società affrontando specifiche difficoltà o momenti di crisi.
Obiettivi del corso • Sviluppare negli allievi le capacità di base di riconoscere e gestire le situazioni problematiche, siano queste di natura intrapsichica che relazionale o socio-ambientale. • Saper costruire una relazione fondata su rispetto e fiducia che permetta un reale aiuto. • Migliorare le capacità di ascolto e di risposta per offrire momenti di orientamento e di reale supporto ai propri interlocutori, integrando le conoscenze teoriche e le relative competenze nelle specifiche professionalità. • Valorizzare la professionalità e prevenire il burn-out nelle professioni di aiuto.
Metodologia del corso La formazione, di tipo teorico-esperenziale, prevede un insegnamento circolare che integra i diversi contributi in un processo continuo di formazione, è condotta con tecniche interattive e mira all’acquisizione delle competenze agevolando lo sviluppo personale dell’operatore per una interazione
Programma didattico I° anno • Comunicazione Sana®: Le basi della relazione umana • Comunicazione Sana®: Gli strumenti di lettura • Comunicazione Sana®: Le abilità comunicazionali di base, procedure di problem-solving • Comuncazione Sana®: I principi che regolano gli scambi nella relazione • La visione del mondo e dell’essere umano nella concezione umanistico-esistenziale • La Relazione d’Aiuto: caratteristiche generali e peculiarità; le qualità di base dell’helper che la rendono efficace • La sofferenza e le problematiche umane: principi di Psicologia Clinica • Ascolto attivo e partecipativo: la riformulazione • Accoglienza, empatia e congruenza relazionale • Le emozioni dell’helper: sviluppo e maturazione della respons-ability; il comportamento assertivo. Contatto, creatività ed espressione. L’autostima dell’helper ed efficacia nella Relazione d’Aiuto
Direzione scientifica e didattica Baiocchi P. Istituto Gestalt Trieste Carciati G. Istituto Gestalt Trieste
Docenti Baiocchi P. direttore Istituto Gestalt Trieste Billi C. direttore Istituto Gestalt Mille e una Meta, Livorno Carciati G. formatore Istituto Gestalt Trieste Carbonera F. formatore Istituto Gestalt Trieste Negrini L. formatore Istituto Gestalt Trieste Quattrini G.P. direttore Istituto Gestalt Firenze
Modalità di iscrizione: L'iscrizione è subordinata ad un colloquio di selezione da concordare con la segreteria tel. 040 369777 o e-mail: gestalts@tin.it
I FORMATORI SONO SOCI FORMATORI ABILITATI DALL’AICO - ASSOCIAZIONE ITALIANA DI COUNSELLING
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2012 - BORSA DI STUDIO PER ISCRITTI ALLA SPECIALIZZAZIONE
SONO APERTE LE ISCRIZONI ALLA SPECIALIZZAZIONE QUADRIENNALE IN PSICOTERAPIA DELLA GESTALT per medici e psicologi
La Fondazione Benefica Katleen Foreman Casali ha concesso anche per il 2012 una borsa di studio da destinarsi ad allievi iscritti alla Scuola di Specializzazione del valore di € 2.860.
L'iscrizione al corso è subordinata ad un colloquio/selezione con il dott. Paolo Baiocchi presso la sede di Via Rossetti n. 8 a Trieste. Il colloquio può essere prenotato presso la segreteria dell'Istituto Gestalt Trieste tel 040 369777. Per partecipare alla selezione, il candidato dovrà presentare i seguenti documenti: * 2 fototessera * curriculum vitae * certificato di laurea * certificato di iscrizione all'Ordine degli Psicologi o dei Medici (o dichiarazione nella quale si impegna a svolgere ed a superare l'esame di stato nella prima sessione successiva all'iscrizione al corso)
Per informazioni: Istituto Gestalt Trieste Via Rossetti n. 8 - tel 040 369777 e-mail: gestalts@tin.it
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Comunicazione Sana 2012
CORSO DI COMUNICAZIONE SANA®- TRIESTE
Comunicazione Sana è un metodo innovativo che serve a generare un clima efficace di comunicazione sia in campo personale che professionale. L’innovazione rispetto agli altri metodi attualmente esistenti consiste nel fatto che concentra la sua attenzione prevalentemente sulla lettura degli eventi comunicazionali piuttosto che sulle tecniche di comunicazione che servono a gestirli. PROGRAMMA: il corso prevede tre moduli centrali: 1. Le abilità comunicazionali di base 2. Gli strumenti di lettura 3. I processi di risoluzione OBIETTIVI 1. Nel primo modulo, le Abilità Comunicazionali di Base, l’obiettivo generale consiste nel far proprie le capacità che permettono di ascoltare con efficacia ed esprimersi con efficacia. Ascoltare con efficacia significa comprendere veramente cosa l’altro sta dicendo e richiede lo sviluppo di un certo numero di skills che aiutano a: mettere a fuoco il problema dell’altro, gestire la componente emozionale dell’altro, focalizzare rapidamente delle soluzioni. 2. Nel secondo modulo, gli Strumenti di Lettura, l’obiettivo centrale consiste nel fornire all’allievo la capacità di raggiungere una percezione il più possibile oggettiva e non filtrata da interpretazioni personali delle situazioni lavorative e relazionali in atto. 3.Nel terzo modulo, i Processi di Risoluzione, l’obiettivo centrale consiste nel fornire all’allievo le conoscenze e le abilità che permettono di gestire le 9 specifiche situazioni di base identificate dallo strumento “Analisi dell’Episodio” mediante dei processi di risoluzione che rispettino la struttura del problema evidenziato in ognuna delle situazioni di base. DATE: 28, 29 gennaio 2012(orario 9-13; 15-19) 25, 26 febbraio 2012(orario 9-13; 15-19) 24, 25 marzo 2012 (orario 9-13; 15-19) 28, 29 aprile (orario 9-13; 15-19)
SEDE: Trieste, via Rossetti n. 8
COSTI: € 550+ 115,50 (21%iva)= € 665,50
Iscrizioni: compliando il modulo scheda di iscrizione e versare un acconto di € 165,50 entro il 25 novembre 2011.
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CONVEGNO "LA FORMA CHE EMERGE DAL CONFRONTO"
E' da poco nato Zerododici, la sezione dell'Istituto Gestalt Trieste dedicata al mondo dell'infanzia. Molte le iniziative in arrivo e in preparazione, ma tra queste siamo particolarmente orgogliosi di presentarvi come ideale atto di avvio delle attività "La forma che emerge dal confronto", convegno unico nel suo genere in Italia, che porta nel nostro paese la psicoterapia della Gestalt applicata all'infanzia con il modello di Violet Oaklander, rappresentato direttamente dalla California dalla sua allieva Lynn Stadler. Contestualmente alle lezioni e alle dimostrazioni della terapeuta americana, gli interventi di grandi gestaltisti italiani come Paolo Quattrini e Anna Ravenna e di esponenti di spicco di altri approcci terapeutici che si occupano di terapia infantile come Franco Fabbro per la Mindfulness, Filippo Muratori per l'approccio psicodinamico, Andrea Mosconi per la terapia sistemico - familiare e Annarita Verardo per l'EMDR che contribuiranno a delineare le peculiarità della terapia gestaltica infantile, ed auspicabilmente a creare le premesse per uno spazio di scambio proficuo da mantenere vivo nel tempo. Pur essendo il convegno dedicato alla psicoterapia infantile nei suoi aspetti tecnici, è senz'altro ricco di contenuti appetibili per tutti coloro che sono interessati al lavoro con i bambini. In particolare gli operatori che, a vario titolo, si occupano di bambini all'interno dei servizi per l'infanzia e dei servizi sociali. Ai limiti e alle possibilità di integrazione della psicoterapia infantile nella realtà dei servizi è dedicata la tavola rotonda finale, moderata da Irene Fontanot, responsabile della Struttura Semplice Tutela Bambini e Adolescenti del Distretto 1 di Trieste e soprattutto terapeuta infantile di straordinaria esperienza. Vi aspettiamo dunque il 9 e 10 giugno a Trieste per questo primo evento formativo targato Zerododici.
In allegato troverete le brochure con il programma completo.
Seguiteci nel nuovo sito www.igtzerododici.it
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ZERODODICI: online il nuovo sito!
E' finalmente online il nuovo sito ZERODODICI, la sezione dell' Istituto Gestalt Trieste dedicata al mondo dell'infanzia.
Venite a trovarci per seguire le nuove attività e soprattutto le news sul convegno "LA FORMA CHE EMERGE DAL CONFRONTO" che si terrà a Trieste il 9 e 10 giugno
http://www.igtzerododici.it/
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