L’altra faccia della moneta Dott. P. Baiocchi
Prendete una moneta e guardatela. Ci sono tre modi in cui è possibile guardarla. Tre diversi punti di vista: da sopra, da sotto e di lato. Ora immaginiamo che la stiate guardando nel modo più comune, cioè da sopra; ciò che probabilmente il vostro sguardo incontra è, a parte il caso che abbiate scelto una moneta molto particolare, una raffigurazione di una testa che comunemente viene denominata “testa”, oppure un disegno qualsiasi che comunemente viene chiamato “croce” proprio per differenziarlo dalla testa. Bene, continuando nel nostro gioco, immaginiamo che, guardando da sopra, vediate la “testa”. Ora girate la moneta, e vedrete la “croce”. Guardatela, se volete, anche di lato e non riuscirete a distinguere alcuna figura significativa. E ora arriva la domanda chiave:
Qual è il lato vero, testa o croce? O ancora peggio: Qual è la faccia giusta della moneta? Vorrei fare due esempi per cercare di chiarire cosa intendo, a livello che ci interessa cioè quello umano-psicologico, per lati della moneta. Il primo riguarda il paradosso esistente tra la libertà di scelta e il condizionamento umani. Prendiamo un uomo che ha rubato o picchiato o violentato. Egli è un essere umano adulto, in grado, di fatto, di scegliere ogni suo comportamento e gesto ed è quindi responsabile delle sue azioni. E questo è vero. Ma se guardiamo alla sua infanzia, invariabilmente, se sappiamo cosa cercare, troveremo che ha subito tali abusi, ferite e traumi che non potevano non creare in lui un forte condizionamento. E tali condizionamenti, dei quali egli non è assolutamente responsabile, anzi, ne è vittima, sono di solito le motivazioni profonde che lo hanno portato a compiere gli errori in questione. E questo è vero. Allora quale di queste due verità è quella vera, o perlomeno la più vera? Il secondo esempio riguarda due bisogni fondamentali di ogni essere umano: quello di essere unito agli altri e quello di trovare una propria identità che gli permetta di differenziarsi dagli altri. Il bisogno di essere unito, non solo, non separato, non fuori da una relazione con altri esseri umani è necessario; basti pensare che senza il contatto con gli altri un essere umano non può divenire tale, prova ne è il famoso caso in cui vennero ritrovate due bambine che abbandonate, vennero allattate e cresciute dai lupi: esse si comportavano assolutamente come delle lupe. E anche il bisogno di trovare una propria identità, conoscere chi si è, le proprie peculiarità, ciò che profondamente fa sì che io sia io e non un altro, è un bisogno necessario quanto il precedente. Senza ciò ci dissolviamo, ci perdiamo nell’assenza di limite e definizione, così che gli altri diventano un pericolo terribile in quanto possono mangiarmi, ferirmi con un nonnulla, invadermi con una parola o con uno sguardo, tanto fragile è la pelle psicologica che mi separa da essi. Allora il bisogno di essere uniti agli altri è innegabilmente importante. E il bisogno di separarsi lo è altrettanto. Essere uniti e essere separati sono uno l’opposto dell’altro, e anche questo è vero. A questo punto potremmo chiederci: quale di questi due bisogni e quello vero? La verità è semplice: comunque la mettiamo, non possiamo vedere assieme le due facce della moneta, siamo costretti a vederne una alla volta. Ma il fatto che ora sto vedendo croce non significa che testa è falso, sbagliato, una invenzione di qualcuno, qualcosa da eliminare, solo perché non riesco a vederlo. Il fatto che non riesco a vedere testa non significa che croce sia l’unica verità, che sia la cosa giusta. Ma forse i problemi più grossi nascono quando cerchiamo, invano, di spiegarci la realtà, tutta la realtà, sulla base di testa, cioè cercando di eliminare la croce. Cerchiamo di piegare la realtà al nostro bisogno di confermare la teoria, il filtro che ci piace in quel momento. Altre volte ci incaponiamo e vogliamo a tutti i costi “essere tutti di un pezzo”, senza contraddizioni, senza sbavature, crediamo in una ipotetica perfezione visibilmente unitaria e luminosa, chiara ed evidente a tutti nella sua ovvia bontà e purezza, e crediamo di doverla raggiungere o di poterla raggiungere. E se non ce la facciamo crediamo di dover forzare ancora di più la mano, la prossima volta andrà meglio. Qualsiasi cosa, invariabilmente, è come una moneta che ha due lati, entrambi veri e reali, che però spaventa molto le persone in quanto le mette di fronte alla complessità del reale, che invece di offrire paradisi di sicurezza ed unicità, fatalmente dispiega oceani di polarità, diversità e contraddizione. Facciamo degli esempi pratici: il sesso è positivo o negativo? È ciò che ci ha permesso oggi di essere vivi (senza dubbio i nostri genitori almeno una volta devono averlo fatto, no?), è una delle cose più piacevoli della vita, è un momento altissimo di unione e comunicazione, e al tempo stesso è anche il motivo centrale delle violenze carnali, della prostituzione, degli abusi sessuali. Il potere è positivo o negativo? È assolutamente indispensabile per gestire in modo salutare lo spazio tra noi e gli altri esseri umani, per poter far valere i nostri diritti e per gestire strutture complesse di aggregazione, come ad esempio un reparto ospedaliero, ed è il bruciante desiderio di onnipotenza che porta alla corruzione, all’assassinio e a rendere altri esseri umani schiavi senza valore. Mangiare è positivo o negativo? È uno strumento essenziale per la sopravvivenza, è uno dei modi più antichi di socializzazione, è uno dei momenti piacevoli della giornata, ed è il responsabile del fatto che il settanta per cento degli italiani soffra di obesità, quindi si predisponga alle malattie cardiovascolari ecc. Credo che adesso risulti evidente che si possono trovare lati positivi e negativi di qualsiasi cosa, e anzi invito il lettore a considerare sotto questo aspetto le prime tre cose che gli vengono in mente. Incredibile, no? Allora se le cose in sé (sesso, potere, mangiare, ecc.) non sono né positive ne negative, che cosa mai le rende tali? A mio parere sono da considerare altri due parametri per comprendere il difficile problema della attribuzione di valore ad una qualsiasi cosa: il contesto con il quale la cosa entra in relazione e il punto di vista che l’osservatore assume. Di fatto ciò che più di ogni altra cosa rende buona o cattiva una cosa è il contesto, la cornice dentro la quale quella determinata cosa esiste in quel momento. Il maglione di lana è positivo in un contesto di freddo e vento, mentre diventa negativo se fa caldo. Cantare e scherzare è positivo in un contesto di divertimento e relax, mentre può non esserlo a un funerale o in un momento lavorativo impegnativo. Arrabbiarsi con l’altro può essere negativo se tale comunicazione si rivela un abuso di potere, mentre può essere lecito e utile qualora l’altro metta in atto manovre non etiche e non voglia metterle in discussione. Perfino uccidere una persona risulta essere un atto non giudicabile disetico o negativo qualora questo sia l’unico modo di difendersi da un attacco alla propria o altrui vita. Un altro parametro fondamentale per la comprensione della attribuzione di valore alle cose é il punto di vista dal quale le osserviamo. Ognuno di noi ha delle idee precostituite sulle cose, come ad esempio, per continuare sulla base dei temi citati sopra, ognuno ha un suo punto di vista sul sesso, sul potere, sul mangiare. Ad esempio ci sono coloro che pensano che: “É giusto mangiare per vivere e non vivere per mangiare”, e altri pensano che: “E se levi anche questo alla vita, cosa resta?”. Di fatto è molto difficile non avere una idea sopra un qualcosa che conosciamo, ma ciò che più conta è quanto profondamente crediamo ad essa: possiamo crederci ciecamente, esserne quasi completamente sicuri, crederci un po', avere dei dubbi, non crederci affatto. I punti di vista sono importantissimi per quanto riguarda il nostro vissuto soggettivo, cioè cosa proviamo, sentiamo, e addirittura percepiamo, e riguardo alle scelte di vita che compiamo in ogni momento. Se crediamo che le donne siano poco fedeli, osserveremo il comportamento delle donne da questo punto di vista, e cercando delle prove alla nostra ipotesi, troveremo inevitabilmente delle donne infedeli, e così potremo di fatto credere con maggior convinzione alla nostra idea. Quando affermo che troveremo inevitabilmente delle donne infedeli, è perchè all’interno della categoria “donne” esistono sicuramente anche delle donne infedeli, che però non costituiscono la globalità della categoria, ma soltanto una parte. È però realmente curioso il seguente fenomeno, per il quale ognuno conferma sempre più le proprie opinioni: ognuno vede solo ciò che cerca dal proprio punto di vista. E questo accade perchè la nostra mente dà rilievo e importanza solo a ciò che cerca, diventando psicologicamente cieca di fronte a tutto il resto. Se cerca testa, tutte le croci del mondo diventano un niente di fronte ad una unica testa. Se il signore che crede nella infedeltà delle donne ha avuto tre relazioni, di cui due con donne che non lo hanno tradito e una di queste lo ha fatto, quale idea immaginate egli abbia intorno alle donne ora? Pensate al signore che, convinto che nei boschi esistano le fragole, gira di bosco in bosco in cerca di esse; prima o poi, certamente, le troverà. Ma molto probabilmente non troverà né funghi, né erbe medicinali, né miele e forse non vedrà neppure quanti diversi tipi di piante esistono. Perchè? Perchè guardava i boschi dal punto di vista delle fragole, e alla fine cosa ha trovato? Fragole. Cosa crede oggi sui boschi? Che ci sono le fragole. Non è falso, assolutamente. É incompleto. Che esistano donne infedeli non è falso, è incompleto. A ben pensare, ogni nostro pensiero delimita, definisce, cataloga, costringe un aspetto della realtà in dei margini, in dei confini arbitrari. Se penso che gli uomini sono forti, definisco gli esseri umani di sesso maschile in un certo modo. E ciò, ovviamente, è vero e posso trovare mille prove di ciò. Ma se credo che questa sia la verità unica, assoluta, eterna, giusta che definisce gli uomini, dovrò fare i conti con tutto ciò che contraddice questo: momenti di debolezza, bisogno, malattia, immaturità, ecc. Cosa può fare un uomo che crede, rigidamente, che gli uomini sono forti, quando si ritrova ad avere un momento di stanchezza, debolezza, paura? Cosa arriverà a pensare, che egli non è un uomo, o che gli uomini fanno solo finta di essere forti, o che deve allenarsi ad essere più forte? Se una donna crede che essere innamorati significa vedere soltanto il proprio amato, cosa succederà quando, vedendo un bel ragazzo, si sentirà attratta per un attimo da lui? Penserà forse che non ama più l’amato, che è sporca, una puttana, che sarebbe meglio starsene a casa, che il demonio la sta mettendo alla prova? O cosa altro ancora? E cosa farà poi conseguentemente alla interpretazione del fatto in questione (sentirsi attratta da un altro uomo) originata sulla base del punto di vista da lei usato per guardare ad esso? Lascerà il primo? si segregherà in casa? correrà in chiesa a pregare il Signore per aver peccato? si autopunirà in qualche modo? o sorriderà serena al fatto magari dicendo con complicità a se stessa: “Ma guarda, non sono ancora una cariatide senza vita, sento ancora la primavera!” oppure “Forse in questa fase del ciclo gli ormoni mi giocano strani scherzi”. Se qualcuno pensa che essere buoni significa essere e soprattutto sentirsi sempre disponibili verso il prossimo, cosa succede quando questo signore sente un bisogno personale, suo, proprio suo, soltanto suo, che non è utile a nessuno se non a se stesso? Cosa finirà per concludere su di sè? Che egli è uno sporco egoista? che non può fidarsi della sua spontaneità? che lui, al pari degli altri, ha diritto ad avere bisogni e che ciò è perfettamente naturale? che la natura umana è fondalmentalmente malvagia ed egoista e deve essere educata, magari severamente? E quali comportamenti metterà in atto conseguentemente al filtro, al punto di vista adottato per valutare quel fatto? In questi esempi ho mostrato tre persone, l’uomo che crede di dover essere forte, la donna che crede di dover escudere ogni stimolo sensuale, la persona che crede di dover sentirsi sempre disponibile per tutti, che cercano disperatamente di vivere una realtà con una sola faccia, completamente unitaria e priva di sfaccettature. Essi sono destinati a fallire miseramente, a vedere i loro sforzi vanificarsi e crollare di fronte alla potenza della realtà che, al di là di ogni tentativo di costringerla in visioni unitarie e al di là di ogni sforzo di piegarla in uno spazio bidimensionale, come se essa fosse una faccia di una moneta, è e rimane, di fatto, tridimensionale e come la famosa moneta a cui continuamente ci richiamiamo, ha perlomeno un’altra faccia che, se la nostra mente non riesce, per difetto connaturato o per cecità acquisita, a vedere assieme e contemporanemente alla faccia nota, dimostra la sua esistenza con la forza della natura e della verità. Riassumendo, ci sono tre grossi attori nel processo dell’attibuire significato a qualcosa: a) La cosa in sè. b) Il contesto. c) Il punto di vista dal quale si osserva. e per quanto riguarda: a) Le cose in sè non sono né cattive buone. Tutte le cose sono come le monete, hanno due lati, uno positivo e uno negativo. b) Ciò che più di ogni altra cosa rende di fatto le cose positive o negative è il contesto con il quale esse hanno relazione. c) Oltre alle cose, le quali hanno in sè sia lati positivi che negativi, e al contesto con il quale esse sono in relazione, per il vissuto soggettivo la cosa più importante è il punto di vista dal quale esse vengono osservate. Nella figura seguente abbiamo un oggetto centrale “O”, che viene visto da quattro diversi punti di vista “A”, “B”, “C” e “D”. L’oggetto “O” rappresenta una cosa che, come dicevamo, contiene in sè sia aspetti positivi “P”, sia aspetti negativi “N”. Ora quello che appare interessante è che dal punto di vista “A” l’oggetto appare assolutamente positivo, mentre da quello “C” assolutamente negativo. Ora, la mia idea è che l’oggetto di fatto viene reso positivo o negativo all’interno di un contesto, e non dal punto di vista. Così chi ha conosciuto il lato negativo di una certa persona, all’interno di una certa situazione, può rischiare di assumere nei confronti di essa un punto di vista del tipo “C”, cioè del tipo: Il signor ... è negativo Da quel momento ogni manifestazione di lui sarà interpretata alla luce di ciò e la ricerca di prove in tale direzione non si arresterà fino a che non verrà trovato un indizio, magari piccolo, sul quale poter verificare l’esattezza di quel punto di vista. La persona che guarda al mondo preferenzialemente dal punto di vista “A” si può definire come l’ottimista a tutti i costi, quello che colora di rosa la realtà. Qualcuno fa qualcosa di evidentemente inadeguato e lui vede di questo il lato positivo. La persona che invece vede il mondo da “C” lo potremmo invece chiamare il pessimista criticone, che non perde occasione per filtrare negativamente ogni cosa, a prescindere dal contesto. “B” e “D” sono rispettivamente coloro che credono che le cose sono buone, ma si trasformano in negative col tempo, e sono cattive ma poi col tempo diventano buone. “Allora quale è la posizione giusta nella quale stare” potrebbe essere a questo punto la domanda di qualcuno. E proprio qui sta il meccanismo cieco e fuorviante della nostra mente. La risposta è nessuna e tutte. Ricordate la domanda fatta in partenza: “Quale è il lato vero della moneta?” Nessuno e tutte e due, ma non possiamo vederli assieme. E anche in questo caso non c’è alcuna posizione giusta e vera a priori, ma per cercare di restare aderenti alla realtà dobbiamo fare ogni volta lo sforzo di esaminare la cosa in sè in relazione al contesto stando inoltre attenti a come la guardiamo.
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2012 SONO APERTE LE ISCRIZIONI AL GESTALT COUNSELLING TRAINING
Formazione triennale alla relazione d'aiuto
Il Counselling, nella sua essenza, potrebbe essere tradotto come “L’arte di aiutare”. Consiste, in una serie di conoscenze, di abilità e di atteggiamenti finalizzati ad aiutare gli altri nel gestire le situazioni problematiche. E’ un processo relazionale tra il Counsellor e uno o più Clienti (singoli individui, famiglie, gruppi o istituzioni) con l’obiettivo di fornire ad essi oppurtinità e sostegno affinchè sviluppino le loro risorse e affinchè promuovano il proprio benessere come individui e come membri della società affrontando specifiche difficoltà o momenti di crisi.
Obiettivi del corso • Sviluppare negli allievi le capacità di base di riconoscere e gestire le situazioni problematiche, siano queste di natura intrapsichica che relazionale o socio-ambientale. • Saper costruire una relazione fondata su rispetto e fiducia che permetta un reale aiuto. • Migliorare le capacità di ascolto e di risposta per offrire momenti di orientamento e di reale supporto ai propri interlocutori, integrando le conoscenze teoriche e le relative competenze nelle specifiche professionalità. • Valorizzare la professionalità e prevenire il burn-out nelle professioni di aiuto.
Metodologia del corso La formazione, di tipo teorico-esperenziale, prevede un insegnamento circolare che integra i diversi contributi in un processo continuo di formazione, è condotta con tecniche interattive e mira all’acquisizione delle competenze agevolando lo sviluppo personale dell’operatore per una interazione
Programma didattico I° anno • Comunicazione Sana®: Le basi della relazione umana • Comunicazione Sana®: Gli strumenti di lettura • Comunicazione Sana®: Le abilità comunicazionali di base, procedure di problem-solving • Comuncazione Sana®: I principi che regolano gli scambi nella relazione • La visione del mondo e dell’essere umano nella concezione umanistico-esistenziale • La Relazione d’Aiuto: caratteristiche generali e peculiarità; le qualità di base dell’helper che la rendono efficace • La sofferenza e le problematiche umane: principi di Psicologia Clinica • Ascolto attivo e partecipativo: la riformulazione • Accoglienza, empatia e congruenza relazionale • Le emozioni dell’helper: sviluppo e maturazione della respons-ability; il comportamento assertivo. Contatto, creatività ed espressione. L’autostima dell’helper ed efficacia nella Relazione d’Aiuto
Direzione scientifica e didattica Baiocchi P. Istituto Gestalt Trieste Carciati G. Istituto Gestalt Trieste
Docenti Baiocchi P. direttore Istituto Gestalt Trieste Billi C. direttore Istituto Gestalt Mille e una Meta, Livorno Carciati G. formatore Istituto Gestalt Trieste Carbonera F. formatore Istituto Gestalt Trieste Negrini L. formatore Istituto Gestalt Trieste Quattrini G.P. direttore Istituto Gestalt Firenze
Modalità di iscrizione: L'iscrizione è subordinata ad un colloquio di selezione da concordare con la segreteria tel. 040 369777 o e-mail: gestalts@tin.it
I FORMATORI SONO SOCI FORMATORI ABILITATI DALL’AICO - ASSOCIAZIONE ITALIANA DI COUNSELLING
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2012 - BORSA DI STUDIO PER ISCRITTI ALLA SPECIALIZZAZIONE
SONO APERTE LE ISCRIZONI ALLA SPECIALIZZAZIONE QUADRIENNALE IN PSICOTERAPIA DELLA GESTALT per medici e psicologi
La Fondazione Benefica Katleen Foreman Casali ha concesso anche per il 2012 una borsa di studio da destinarsi ad allievi iscritti alla Scuola di Specializzazione del valore di € 2.860.
L'iscrizione al corso è subordinata ad un colloquio/selezione con il dott. Paolo Baiocchi presso la sede di Via Rossetti n. 8 a Trieste. Il colloquio può essere prenotato presso la segreteria dell'Istituto Gestalt Trieste tel 040 369777. Per partecipare alla selezione, il candidato dovrà presentare i seguenti documenti: * 2 fototessera * curriculum vitae * certificato di laurea * certificato di iscrizione all'Ordine degli Psicologi o dei Medici (o dichiarazione nella quale si impegna a svolgere ed a superare l'esame di stato nella prima sessione successiva all'iscrizione al corso)
Per informazioni: Istituto Gestalt Trieste Via Rossetti n. 8 - tel 040 369777 e-mail: gestalts@tin.it
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Comunicazione Sana 2012
CORSO DI COMUNICAZIONE SANA®- TRIESTE
Comunicazione Sana è un metodo innovativo che serve a generare un clima efficace di comunicazione sia in campo personale che professionale. L’innovazione rispetto agli altri metodi attualmente esistenti consiste nel fatto che concentra la sua attenzione prevalentemente sulla lettura degli eventi comunicazionali piuttosto che sulle tecniche di comunicazione che servono a gestirli. PROGRAMMA: il corso prevede tre moduli centrali: 1. Le abilità comunicazionali di base 2. Gli strumenti di lettura 3. I processi di risoluzione OBIETTIVI 1. Nel primo modulo, le Abilità Comunicazionali di Base, l’obiettivo generale consiste nel far proprie le capacità che permettono di ascoltare con efficacia ed esprimersi con efficacia. Ascoltare con efficacia significa comprendere veramente cosa l’altro sta dicendo e richiede lo sviluppo di un certo numero di skills che aiutano a: mettere a fuoco il problema dell’altro, gestire la componente emozionale dell’altro, focalizzare rapidamente delle soluzioni. 2. Nel secondo modulo, gli Strumenti di Lettura, l’obiettivo centrale consiste nel fornire all’allievo la capacità di raggiungere una percezione il più possibile oggettiva e non filtrata da interpretazioni personali delle situazioni lavorative e relazionali in atto. 3.Nel terzo modulo, i Processi di Risoluzione, l’obiettivo centrale consiste nel fornire all’allievo le conoscenze e le abilità che permettono di gestire le 9 specifiche situazioni di base identificate dallo strumento “Analisi dell’Episodio” mediante dei processi di risoluzione che rispettino la struttura del problema evidenziato in ognuna delle situazioni di base. DATE: 28, 29 gennaio 2012(orario 9-13; 15-19) 25, 26 febbraio 2012(orario 9-13; 15-19) 24, 25 marzo 2012 (orario 9-13; 15-19) 28, 29 aprile (orario 9-13; 15-19)
SEDE: Trieste, via Rossetti n. 8
COSTI: € 550+ 115,50 (21%iva)= € 665,50
Iscrizioni: compliando il modulo scheda di iscrizione e versare un acconto di € 165,50 entro il 25 novembre 2011.
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CONVEGNO "LA FORMA CHE EMERGE DAL CONFRONTO"
E' da poco nato Zerododici, la sezione dell'Istituto Gestalt Trieste dedicata al mondo dell'infanzia. Molte le iniziative in arrivo e in preparazione, ma tra queste siamo particolarmente orgogliosi di presentarvi come ideale atto di avvio delle attività "La forma che emerge dal confronto", convegno unico nel suo genere in Italia, che porta nel nostro paese la psicoterapia della Gestalt applicata all'infanzia con il modello di Violet Oaklander, rappresentato direttamente dalla California dalla sua allieva Lynn Stadler. Contestualmente alle lezioni e alle dimostrazioni della terapeuta americana, gli interventi di grandi gestaltisti italiani come Paolo Quattrini e Anna Ravenna e di esponenti di spicco di altri approcci terapeutici che si occupano di terapia infantile come Franco Fabbro per la Mindfulness, Filippo Muratori per l'approccio psicodinamico, Andrea Mosconi per la terapia sistemico - familiare e Annarita Verardo per l'EMDR che contribuiranno a delineare le peculiarità della terapia gestaltica infantile, ed auspicabilmente a creare le premesse per uno spazio di scambio proficuo da mantenere vivo nel tempo. Pur essendo il convegno dedicato alla psicoterapia infantile nei suoi aspetti tecnici, è senz'altro ricco di contenuti appetibili per tutti coloro che sono interessati al lavoro con i bambini. In particolare gli operatori che, a vario titolo, si occupano di bambini all'interno dei servizi per l'infanzia e dei servizi sociali. Ai limiti e alle possibilità di integrazione della psicoterapia infantile nella realtà dei servizi è dedicata la tavola rotonda finale, moderata da Irene Fontanot, responsabile della Struttura Semplice Tutela Bambini e Adolescenti del Distretto 1 di Trieste e soprattutto terapeuta infantile di straordinaria esperienza. Vi aspettiamo dunque il 9 e 10 giugno a Trieste per questo primo evento formativo targato Zerododici.
In allegato troverete le brochure con il programma completo e il modulo di iscrizione.
Seguiteci nel nuovo sito www.igtzerododici.it
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ZERODODICI: online il nuovo sito!
E' finalmente online il nuovo sito ZERODODICI, la sezione dell' Istituto Gestalt Trieste dedicata al mondo dell'infanzia.
Venite a trovarci per seguire le nuove attività e soprattutto le news sul convegno "LA FORMA CHE EMERGE DAL CONFRONTO" che si terrà a Trieste il 9 e 10 giugno
http://www.igtzerododici.it/
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Seminari Gratuiti
In allegato troverete il calendario con i prossimi seminari introduttivi gratuiti organizzati nelle città di Trieste e Trento. Le iniziative sono rivolte all'infanzia ed agli adulti
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LA CASA DELLE EMOZIONI - Mutuo Soccorso Gestalt
Vi comunichiamo che anche quest’anno ripartirà il progetto “LA CASA DELLE EMOZIONI-Mutuo Soccorso Gestalt.”
L’iniziativa verrà presentata con una conferenza, dal titolo “CONOSCERE LE EMOZIONI PER COSTRUIRE LA QUALITA’ DI VITA” che si terrà lunedì 26 marzo dalle ore 17.00 alle 19.00 a Trieste presso la Libreria Fenice (Galleria Fenice, via Battisti, 6).
Sarà un piacere ritrovarvi a questo appuntamento. Se pensate che il progetto possa incontrare anche l’interesse di vostri amici, parenti o conoscenti vi invitiamo a diffondere la notizia anche ai vostri contatti.
Vi aspettiamo numerosi, per iniziare insieme questa nuova avventura nel mondo delle emozioni.
Per informazioni mandate una mail all'indirizzo:
mutuosoccorsogestalt@gmail.com
In allegato trovate la brochure con tutte le informazioni per accedere ai gruppi di mutuo soccorso.
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Sabato 5 e domenica 6 maggio 2012: Dott.ssa Alessandra Petrone "Espressione e creatività, alla ricerca della parte più autentica di noi."
Ricominciano i weekend di approfondimento alla relazione d'aiuto.
Questo mese l'appuntamento è per Sabato 05 e domenica 06 maggio 2012 con la dott.ssa Alessandra Petrone.
Il titolo di questo weekend sarà “Espressione e creatività: alla ricerca della parte più autentica di noi”. Si utilizzerà il gioco e la creatività artistica per ricostruire e ristrutturare gli schemi riposti dell’ego e respirare il bambino prezioso che è in noi.
In allegato il modulo di iscrizione
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